Ecco l'intervista di Manuela appena rientrata a casa dalla sua bellissima avventura sull'isola dei famosi... .
...POTRO' DARE UN FUTURO A MIO FIGLIO...
Si descrive con tre aggettivi:
«Rompiscatole, determinata e leale». È alta un metro e sessantré centimetri, «e
mezzo!». È pure precisa. Quando è partita per l’«Isola dei famosi» pesava 83
chili e aveva lunghi capelli rosso ramati, due mesi prima un incidente durante
la tournée l’aveva costretta a fermarsi e operarsi a un legamento crociato.
Ammette anche: «Per via di un po’ di dispiaceri mi ero lasciata andare ed ero
ingrassata». Ora ha perso 16 chili, il ginocchio è tornato a posto e i capelli
li terrà così, castani: «In questo momento mi sento di lasciarmi naturale, non
ho più voglia di artefare nulla». Questa è Manuela Villa, vincitrice a
furore di popolo (75% dei 400 mila televoti) della quinta edizione dell’«Isola
dei Famosi». Dopo 71 giorni in Honduras, di cui 35 passati in isolamento
sull’«Ultima spiaggia», è tornata in Italia, ha afferrato il trofeo della
vittoria, chiarito qualche questione e quindi è volata a Roma a riabbracciare
il figlio Jacopo, 3 anni e mezzo.
Della sua attuale vita privata, dice: «Sono appagata». Dopo un matrimonio
durato sei anni, una separazione e un figlio, adesso ha un nuovo compagno, Thomas
Semeraro, preparatore atletico. «Sono stata l’unica concorrente dell’Isola
che aveva un figlio, mi hanno scelto anche per questo. Io sono una mamma, la
mia frase tipo è: “prendo il bimbo/porto il bimbo/vado a canta’”. A tira’
avanti la baracca sono solo io. L’orgoglio arriva prima di me».
Cosa farà dei 200 mila euro del premio finale? Centomila li ha già devoluti
alla Fondazione Giambrone per bambini talassemici. Gli altri 100 mila sono «per
gli studi di mio figlio, voglio che frequenti una buona scuola, voglio dargli
un futuro, e poi, pian piano, acquistare una casa».
È una coi piedi per terra Manuela. Come ha dimostrato mentre spaccava cocchi e
si costruiva una capanna di foglie di palma nel mar dei Caraibi. E ancor prima.
Quando per ventun anni è andata di tribunale in tribunale a chiedere il
riconoscimento di un padre talmente famoso da esser soprannominato il «reuccio
di Roma». Quel Claudio Villa che fino all’età di 12 anni non ha mai
incontrato e poi ha perso proprio il giorno del compleanno. Claudio Villa è
morto, infatti, il 7 febbraio 1987. Manuela è nata lo stesso giorno del
1966, figlia del cantante e della soubrette Noemi Garofalo. Il reuccio era già
sposato quando alla fine degli Anni 50 incontrò Noemi, ebbero una lunga
relazione e nel ’60 pure un figlio, Claudio. Sei anni più tardi nacque Manuela,
poi Noemi sposò un altro uomo e fino a dodici anni la figlia non seppe nulla
del vero padre. Quando una zia le rivelò il segreto, Manuela andò a cercarlo.
Claudio Villa l’accolse con affetto, si videro per qualche mese, poi lui sparì
di nuovo. Aveva una nuova famiglia, un’altra vita e altri figli. Fu allora che
Manuela avviò la pratica di riconoscimento di paternità che si è conclusa solo
nel 2004 dopo 21 anni, vari esami del Dna e una sentenza definitiva della Corte
di Cassazione.
Ne è valsa la pena? «Sì», risponde lei convinta. «È servito a me, ma anche a
riscattare i soprusi e le infamità che hanno detto su mia madre».
E poi precisa: «Il cognome ancora non l’ho cambiato sui documenti». Lei
ufficialmente è ancora Manuela Maria Garofalo. E tuttavia la vedova di
Claudio Villa, Patrizia Baldi, non ha mai accettato le sue rivendicazioni. «La
famiglia di papà non si è mai risparmiata nell’attaccarmi, non si comportano un
granché nei confronti miei e di mio fratello, ma ormai è il caso di ignorarli».
Lo scorso febbraio, per il ventennale della morte di Claudio Villa, Manuela ha
pubblicato un libro autobiografico, «L’obbligo del silenzio» (Curcio
editore, euro 12,90), Pippo Baudo l’ha chiamata a «Domenica in» per
presentarlo e lì Manuela ha cantato «Ascoltami», dedicata al padre. «Scrivo da
quando ero ragazzina, all’epoca tenevo un diario dove appuntavo le emozioni,
serviva per sfogarmi. Chi trovi a 16 anni che ti ascolta? Poi l’ho ripulito
dalla rabbia e dal rancore».
Da anni Manuela ha iniziato anche lei la carriera di cantante. Si è
esibita in alcune trasmissioni di Paolo Limiti, al festival «Viva Napoli», ha
doppiato l’eroina del film animato «Pocahontas» e ha partecipato a Sanremo ’94
con il gruppo Squadra Italiana.
«Sull’Isola non ho cantato perché mi veniva il magone, cantare mi commuove.
Finora in tv mi hanno sempre visto piangere invece lì volevo far vedere l’altra
parte di me, quella determinata e forte».
Come cambierà ora la sua vita? «Ho paura del grande successo, di quando non
puoi più uscire a fare la spesa. Ovviamente miro a fare belle cose a livello
artistico, una tournée all’estero, a febbraio andrò a Cuba. E magari recitare,
mi piacerebbe provarmi in un ruolo sofferto». C’è qualche autore che vorrebbe
scrivesse per lei? «Mi piacerebbe cantare un pezzo di Vasco Rossi, una
cosa completamente diversa dal mio solito repertorio. Perché io, in fondo, ho
un’anima un po’ rock».